Dostoevskij e l’arte di scavarsi la fossa da soli

Dostoevskij, con Memorie dal sottosuolo, ci regala un pugno nello stomaco travestito da confessione di un uomo qualunque. Il protagonista, un impiegato in pensione senza nome, incarna l’intellettuale moderno, iperconsapevole e incapace di agire, che si dibatte tra velleità di grandezza e il piacere morboso di crogiolarsi nella propria miseria.

Perché leggerlo?

Perché questo libro è una spietata radiografia della mente umana, di quelle che ti fanno ridere e piangere insieme. Dostoevskij smonta con feroce ironia tutte le illusioni sul progresso, sulla razionalità e sulla dignità dell’uomo. Se pensi che l’essere umano agisca per il proprio bene, lui ti dirà che è “un essere bipede e ingrato” che gode nel fare il contrario di ciò che è logico. Se credi nella libertà, ti ricorda che spesso l’uomo vuole solo “avere il diritto di augurarsi persino la più stupida delle cose e non essere vincolato dall’obbligo di desiderare per sé soltanto qualcosa di intelligente.”

Citazioni memorabili

  • “Sono un uomo malato… Sono un uomo cattivo. Un uomo nient’affatto attraente.”
    — Ecco il nostro eroe, che esordisce con una dichiarazione d’amore per la propria inutilità. Altro che superuomini, qui il protagonista è la parodia vivente dell’intellettuale paralizzato dalla coscienza.
  • “L’uomo intelligente del diciannovesimo secolo deve ed è moralmente tenuto a essere una creatura principalmente priva di carattere.”
    — E nel XXI secolo, aggiungiamo noi, deve anche essere in grado di farlo con stile sui social.
  • “Per la vita quotidiana dell’uomo sarebbe più che sufficiente una normale coscienza umana, ovvero la metà, anche un quarto di meno di quella porzione che tocca in sorte all’uomo evoluto.”
    — Forse una perfetta descrizione dell’ansia moderna: sapere troppo e non sapere cosa farci.
  • “Vi giuro, signori, che l’avere una coscienza troppo viva è una malattia, un’autentica, completa malattia.”
    — E se l’ignoranza è una benedizione, allora questo libro è una condanna.

Dostoevskij e il sadomasochismo intellettuale

Il protagonista è il re dell’inerzia. Si umilia, si autodistrugge, si compiace di essere un topo che non sa neanche vendicarsi bene. Perché? Perché la vendetta presuppone un’azione, mentre il nostro eroe preferisce restare nel suo angolo a rimuginare sulla propria impotenza. “Il topo sventurato” non è solo un personaggio letterario: è il lato oscuro di tutti noi, quello che preferisce il rancore alla soluzione, il rimuginare all’agire.

E quando Dostoevskij ci dice che l’uomo ama la propria libertà anche quando è autodistruttiva, sta già ridendo di noi:
“L’uomo ha bisogno solo e soltanto di un volere indipendente, qualsiasi sia il costo di una simile indipendenza e qualsiasi ne siano i risultati.”
Questa è la condanna e la grandezza dell’umanità: poter scegliere di autodistruggersi, solo per dimostrare di poterlo fare.

Un libro che non consola, ma che risveglia (e disturba)

Se cerchi un romanzo che ti motivi a prendere il controllo della tua vita, Memorie dal sottosuolo non fa per te. Se invece vuoi un libro che ti metta davanti a uno specchio e ti mostri il lato più scomodo della tua coscienza, allora aprilo subito. Ma sappi che Dostoevskij non fa prigionieri: è un autore che ride mentre ti smonta, che ti accarezza con un coltello in mano. E se alla fine del libro senti un certo prurito interiore, un fastidio inspiegabile, un vago desiderio di discutere con te stesso per ore… allora benvenuto nel sottosuolo.

Perché, diciamocelo, non c’è nulla di più contemporaneo di questo protagonista che soffre di mal di denti e trova gusto nel lamentarsi. Non ci ricorda forse l’epoca in cui viviamo, fatta di social network dove tutti esprimono il proprio dolore con un raffinato autolesionismo esistenziale? “Sto male, ma nessuno mi capisce” sembra il mantra del nostro secolo, e il protagonista dostoevskiano l’aveva già recitato nel XIX secolo con la consapevolezza di un profeta.

E qui sta il genio di Dostoevskij: ci mette davanti a un uomo che è tanto ridicolo quanto inquietante, un personaggio che vorremmo prendere a schiaffi, ma che in fondo ci somiglia più di quanto ci piaccia ammettere. Perché tutti, almeno una volta, abbiamo provato quel piacere perverso nel rimuginare sul passato, nel crogiolarci nella nostra sofferenza anziché reagire. E Dostoevskij lo sa. Lui ci conosce meglio di quanto noi conosciamo noi stessi.

Un test per lettori forti

Non è un libro per tutti. Se cerchi una lettura leggera, stai lontano da Memorie dal sottosuolo. Se invece sei pronto a immergerti in un monologo interiore che ti farà dubitare di tutto, compreso il motivo per cui hai scelto di leggerlo, allora questo è il libro giusto.

Qui non troverai eroi, non troverai risposte, non troverai nemmeno una trama nel senso tradizionale. Troverai solo un uomo chiuso nella sua stanza, che parla, parla, parla, eppure riesce a inchiodarti con le sue parole come pochi altri scrittori sanno fare.

Quindi, se ti senti pronto, aprilo. Ma sappi che, una volta entrato nel sottosuolo, uscirne sarà impossibile.

Link utili:

Domanda per il lettore:
Quanto siamo disposti ad affrontare la nostra parte più oscura? Se ti ritrovassi nel protagonista di Memorie dal sottosuolo, quale sarebbe la tua reazione: resistere alla tentazione di restare nel dolore o trovare il coraggio di agire?

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