Il Gusto Non Esiste E La Lingua Mente

Quando si parla di gusto, si evoca qualcosa di intimo, quasi carnale. Ma è un inganno, forse il più antico. Un riflesso che si crede libero, e invece risponde a meccanismi oscuri, stratificati nel tempo. “Mi piace” non è mai un gesto innocente: è una frase colma di condizionamenti, educazione, memoria e dimenticanza. È il frutto di ciò che abbiamo vissuto, ma anche di quello che ci è stato imposto.
Il gusto, se esiste, è un’illusione ben confezionata.
La bocca, con la sua apparenza di autorità sensoriale, è in realtà un palcoscenico. Nulla si decide lì, tutto si rappresenta. È una messinscena dove il vino gioca il ruolo dell’attore straniero: entra senza chiedere permesso, non parla la nostra lingua, ma reclama ascolto. Non si limita a piacere o dispiacere: ci provoca, ci interroga, ci scardina. Non si assaggia il vino.
Lo si attraversa, lo si abita, come una stanza vuota che si riempie del nostro sguardo e del nostro silenzio.
Un Corpo Di Parole
Tutti parlano di aromi, e nessuno parla della cecità della lingua. La lingua è povera, rudimentale. Capta il dolce come una carezza, l’amaro come un allarme, l’acido come una frustata, il salato come una memoria di mare. L’umami, infine, come un abbraccio tiepido che non si sa da dove venga. Ma tutto il resto — la ciliegia, il sottobosco, la pietra focaia — arriva altrove, e da altrove.
È il naso che ricostruisce il mondo. È lui il vero protagonista: attraverso l’olfatto retronasale, dopo la deglutizione, invia segnali che scavano nella memoria e riportano in vita esperienze dimenticate. Annusiamo da dentro. Il vino ci parla dal profondo, come fa un sogno che ci sveglia col fiatone e poi si dissolve.
Quella vecchia teoria delle zone della lingua, con le aree dedicate ai sapori, è un catechismo per ciechi. Ogni zona sente tutto, anche se non tutto allo stesso modo. Il gusto è un coro, mai un solista. E in questo coro, il dolce arriva per primo: affabile, veloce, quasi infantile. Poi viene l’acido, più nervoso, più attento. L’amaro arriva tardi, come chi ha molto da dire e poco da farsi perdonare. Il salato, nel vino, è come un’eco marina in lontananza. L’umami è ciò che resta: persistenza, carne, suono grave che vibra a lungo.
Il Coro Invisibile Della Degustazione
Il gusto mente. Sempre. Mente col tatto, con la temperatura, con la memoria. Il vino non lo si “assaggia”: lo si tocca. Il tannino stringe, l’alcol scalda, l’acidità graffia, la carbonica punge. Ogni sensazione è una danza tra il corpo del vino e il nostro. Gengive, palato, lingua, gola: diventano superfici sensibili, frontiere.
Ciò che chiamiamo “corpo del vino” è solo la nostra carne che si piega alla materia.
Setoso, vellutato, asciutto… sono parole da sarto, non da bevitore. Ma servono, perché il cervello pretende immagini. Eppure, quello che accade è più complesso: è attrito, densità, movimento. Il vino scivola, frena, si aggrappa, accarezza o percuote. Una fisicità che la lingua non sa dire, ma che il corpo comprende.
A questa fisicità appartiene anche la consistenza. Il vino può fluire come un respiro o pesare come uno sciroppo. La sua densità è il frutto di una chimica segreta, fatta non solo di alcol, ma di sostanze che ne modificano la traiettoria sulla lingua. La glicerina, tra queste, è l’ombra morbida che accompagna il sorso. Quando è spontanea, racconta di maturazioni lente, di uve sane, di fermentazioni pazienti. Quando è forzata, costruita, aggiunta — è menzogna che si rivela nel disordine del gusto, come un sorriso fuori tempo.
In certi vini industriali, il corpo viene scolpito altrove, nei laboratori. Si aggiungono gomme, enzimi, polifenoli di sintesi: si disegna una morbidezza standardizzata, accettabile, vendibile. Una grammatica del piacere studiata nei laboratori delle accademie enologiche di Bordeaux, Davis e Adelaide. Una grammatica che non conosce più il lessico della vigna, ma solo quello del mercato.
E così il vino, da mistero, diventa progetto. Da voce, diventa messaggio pubblicitario.
E poi c’è la temperatura. Il freddo tende l’acidità, la rende affilata. Il caldo espande, ma sfalda. L’alcol diventa invadente, il dolce si impone, la struttura cede. Il vino cambia forma e intenzione. E noi con lui. Perché la temperatura è anche emozione, postura, stato d’animo.
Assaggiare è, forse, un atto di fede.
E Alla Fine, Forse, È Proprio Questa l’Essenza del Vino
Il vino non è una cosa. È un tempo, un incontro, un respiro. Quando è vero, ti sorprende. Ti fa tremare. Ti parla di qualcosa che credevi perduto. Ti dice che sei vivo, e che non c’è nulla da capire, ma tutto da sentire.
Non è un oggetto da misurare, ma un’esperienza che ti misura. Ti mette alla prova. Ti spoglia.
E se hai il coraggio di lasciarti andare, ti riconsegna a te stesso con una nuova voce.
Il gusto non esiste. Esiste solo l’arte di vivere il momento, di lasciarsi trasportare, senza paura di perdere l’essenza. Il vino è tutto lì, nel suo continuo divenire, nell’incontro tra il nostro palato e il suo mistero.
E, come ogni grande incontro, è qualcosa che, forse, non può mai essere veramente spiegato,
ma solo vissuto, bevuto, e amato.
🍾Il mio Vino Sospeso
A te che sei arrivato fin qui, lascio un Vino Sospeso come gesto, come pensiero.
Non è un consiglio, non è una lezione. È un dono. Un filo che ci tiene legati, anche a distanza. Lo scelgo in silenzio, dopo aver scritto.
Grazie per il tempo che mi hai dato. Se berrai questo vino, o lo hai fatto già, fammi sapere. Sarà come ritrovarci.
👉Cantina: L’Archetipo
Vino: Niuru Maru 2022
L’ho scelto per te che hai letto questo articolo perché racconta, in silenzio, tutto quello che il gusto non riesce a dire.
È Negroamaro, sì. Ma dimentica tutto ciò che credi di sapere su questa parola. Qui non c’è l’interpretazione, c’è l’essenza. Vigna condotta in agricoltura sinergica, vinificazione senza filtri né maschere, solo uva che diventa tempo.
Nel bicchiere, qualcosa vibra: un’idea di frutto che si spegne in una nota terrosa, un’ombra che rimane sul palato anche dopo che hai deglutito. Ti costringe a restare. A sentire. A ricordare che ogni sapore è memoria, ogni assaggio è una storia.
Questo è il tuo vino sospeso.
Perché il gusto, come il pensiero, ha bisogno di silenzi. E il Niuru Maru sa stare zitto. Ma non tace mai. Scoprilo qui.
👉Approfondimenti
🖋 Il mio percorso umano e professionale è stato profondamente influenzato da Sandro Sangiorgi e dall’associazione Porthos, dove ho avuto l’opportunità di scoprire il mondo del vino naturale. I suoi libri e la sua visione sono stati per me insegnamenti fondamentali. Se desideri approfondire, trovi i link qui sotto.
Primo incontro col vino buono e naturale – Porthos
Corsi ed eventi Didattica – Porthos
Editoria – Porthos Editore – Porthos
Da non perdere il libro L’invenzione della Gioia
📌 Ti lascio qualche altro articolo scritto di recente, magari ti ci ritrovi, magari ti sorprendono. 😊
