Porthos: Forma E Sostanza

Porthos sede di Roma, Giugno 2023
Nel silenzio di un pomeriggio colmo di attese, Sandro Sangiorgi comincia a parlare. Non insegna, non catechizza. Rivolta la terra come un contadino, la mette sul tavolo. La divide. La espone. Poi tace. Il suo silenzio pesa più delle parole.
Il vino, dice, ha un corpo e una sostanza. Ma la sostanza non è ciò che crediamo. Non è il grado alcolico, non è l’aroma, non è la limpidezza. La sostanza è quel che resta, quando l’apparenza si sfalda. È l’eco del gesto agricolo. È il tempo. È il peso specifico dell’anima di chi lo ha generato. La forma senza sostanza è imitazione, teatro, marketing. Un mostruoso equivoco.
Sandro si sofferma sul vino dei Castelli Romani. Terra disprezzata, svenduta, dimenticata. Ma è lì, tra i calanchi e i crateri del tempo, che ancora oggi si affacciano uve antiche, voci residuali, gesti di un’agricoltura premoderna. È lì che la vocazione resiste. Come una lettera mai spedita.

L’Inizio del Crollo
Anni Cinquanta. La gente abbandona i campi. Va in città. L’agricoltura si svuota, il vino diventa industria. La Francia e l’Italia – madre e matrigna del vino – si arrendono alla macchina, alla chimica, alla sintesi. Per sopravvivere, si cambia. Per vendere, si standardizza. Poi arrivano gli enologi.
E tra loro, Giacomo Tachis. Non un nemico, ma un architetto. Disegna vini per palati sempre più distanti dalla terra. Vini lucidi, inamidati. Vini da esposizione. Tecnica, concentrazione, struttura. Nessuna ferita.
Moda Bianca
Negli anni Ottanta esplode la moda dei bianchi. Secchi, acidi, glaciali. Un esercizio di stile. Il vino deve somigliare a un sarto: taglia, cuce, profuma. Ma intanto perde la voce. Non urla, non suda, non trema. È ancora vino? O è già un’imitazione della perfezione?
La Cantina Non è Neutra
Sandro lo dice piano, ma scava come una lama. La cantina è una continuazione della terra. Non può essere un laboratorio. È un ventre. Se l’uva arriva viva, non va modificata, va ascoltata. Chi controlla tutto, annienta. Chi accompagna, salva.
Poi l’incontro con Angiolino Maule. E lo “schiaffo”. Un vino che rompe le aspettative, che tradisce i sensi. Il rifiuto iniziale. Poi la resa. L’intuizione. Ecco cos’è il vino naturale: un atto di disobbedienza amorosa.

Ore 21:30: Il Rito Inizia
Batteria A. Quattro vini. Non una classifica, ma un dialogo.
1A – Mosto Rosso 2017, Cascina Tavjin.
Grignolino sporco, sudato, vivo. Brett. Pelo di cavallo. Alcuni lo rifiutano. È troppo. È troppo vero. Antonio si allontana. Pino lo difende: “un adolescente sgangherato”. Sandro interviene: “se ha tenuta, allora ha dignità.” Come i ragazzi pasoliniani che camminano scalzi ma hanno occhi che guardano lontano.
Il vino non si giudica. Si frequenta.
2A – Aurora, Tenuta Terra Vita.
Rosato asciutto, fermo. Non seduce. Non consola. È lì. Sta al mondo. Qualcuno ci vede caramella, altri pane e compagnia. Sandro spiega: “un vino elementare non è semplice. È chiaro. È diretto. Ma il naso non è tutto. È in bocca che si decide l’amore.”
3A – Cerasuolo d’Abruzzo, Cantina Caprera.
Manuela racconta la sua infanzia con i mandarini. Poi mandorle, pesca, amarena. Ma la volatile rovina la lingua. “Non comincia nemmeno e già ti disturba”, dice Sandro. Forma senza sostanza. Musica muta.
4A – Barbera 2018, Barbara Oddero.
Silenzio. Nessun grido. Ma resta. Come una poesia di Montale trovata sotto la pioggia. Non spiega, non consola. Ma accompagna. Ed è questo che conta.
L’Essenza

Alla fine non si parla più di vini. Si parla di sé. Delle proprie soglie, dei propri cedimenti. Un vino è buono quando apre un varco. Quando non ti lascia in pace.
Veronelli, amava i produttori che non si proteggevano. Che sbagliavano. Che lasciavano andare. Che perdevano, pur di non tradire. Sangiorgi oggi ne raccoglie l’eredità. Non per insegnare, ma per ricordare che esiste ancora una possibilità.
Un vino non si beve. Si attraversa.
E in quell’attraversamento, qualcosa si salva. Sempre.
Se questo racconto ti ha lasciato addosso una sete che non è solo di vino, ma di verità, di terra e di silenzio, allora non perderti questo articolo.
È un gesto concreto, un varco reale.
Qui i vini non si raccontano: si incontrano.
👉Approfondimenti
🖋 Il mio percorso umano e professionale è stato profondamente influenzato da Sandro Sangiorgi e dall’associazione Porthos, dove ho avuto l’opportunità di scoprire il mondo del vino naturale. I suoi libri e la sua visione sono stati per me insegnamenti fondamentali. Se desideri approfondire, trovi i link qui sotto.
Primo incontro col vino buono e naturale – Porthos
Corsi ed eventi Didattica – Porthos
Editoria – Porthos Editore – Porthos
Da non perdere: L’invenzione della Gioia
Degustazioni Da Non Perdere
Il Vino tra cielo e terra: La Biodinamica spiegata agli innamorati del liquido odoroso
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